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Diario

Sky condition: clear. Autorizzato al decollo

Ha un volto rotondo, capelli biondi e occhi azzurri, il mio addio agli esami universitari. Si chiama Lia, è l’assistente del professore di consumer behaviour. È carinissima, ti ascolta sorridendo e annuisce con il suo naso all’insù, guardandoti fisso negli occhi.
“Che cos’è il linking value?” E via, un po’ tremante, a parlare di marketing tribale, modelli teorici, economia dell’esperienza. I nomi? Nicosia, Howard, un vuoto. “Ti darei 24”, è come se mi avesse confessato che non mi amava più. Leggermente corrucciata, non ci può fare niente, ma continua a guardarmi fissa negli occhi, tesa in avanti. L’imprecisione si paga. Si vede che hai studiato, ma... Così poco? Allora dimmi ancora le caratteristiche dei cult. Rappresentatività, ritualità, mito e la quarta... è la più facile, ora le ho dette invertendo l’ordine e non mi viene più in... affettività! Ti amo, Lia. Passa a 25, firma tutto. E questa è l’ultima domanda che mi farete sul nome di un autore o la definizione di un suo cacchio di inutile modello teorico.
La festa è finita, non ci saranno più ripassi al fulmicotone, ritrovi agitati 6 ore prima dell’esame, bigliettini stampati a computer e ritagliati in mini-slide. Basta appelli, basta evidenziatori che scandagliano 400 pagine per trarne 40 perle di saggezza, basta conteggi sulle dita di una mano per memorizzare nomi, titoli e anni.
Rimane una mente aerodinamica, pronta a girare e punzecchiare. Forme di pensiero affilate come spade, un mare di idee, sparse e illeggibili. Inizia una nuova età di giochi. Quelli in cui si vince o si perde, si accelera o si frena, si inventa e si crea, si rischia e si paga tutto. L’eccitazione è sempre la stessa, uguale a quella di una voce tremante davanti agli occhi azzurri di Lia.


[31-01-2007 @ 13:24:29]  commenti (17)

Io in 500 caratteri

"Vive su una nave a forma di monolocale, a Milano. Viaggia continuamente, da 23 anni, per dimostrare di essere una persona libera, ma soprattutto per poter pubblicare le fotografie di viaggio sul suo sito internet. Ha quasi finito di studiare Strategie della Marca allo IULM e per il futuro è indeciso tra una vacanza e un lavoro. Quel che è certo è che continuerà a scrivere. E a viaggiare, con Elizabeth. Quella di Orgoglio e Pregiudizio."

(EDIT: modificato un paio di cose, versione delle 11,30 di venerdì)

Mi assomiglio? [uhm]

Musica: Turin Brakes - Asleep with the fireflies

[10-03-2006 @ 00:48:13]  commenti (27)

Dreamin in the rain

Finalmente anche su Fioriblu, Dreamin in the rain, un mio recente racconto, pubblicato sull'ultimo numero di Label.

Autunno milanese. Calore appannato, brusio sordo, io e Anna seduti al tavolo in silenzio, col fiatone e i volti arrossati. Abbiamo corso a perdifiato, tra i fari delle auto e le pozzanghere, aggrappati ad un piccolo ombrello, e l’acqua tiepida ci ha intrisi dalle scarpe alle punte dei capelli. Abbiamo corso fino a trovare piazza Cordusio e Ronald McDonald ad accoglierci.
Di solito Anna porta una cresta alta una ventina di centimetri e un ciuffo che si protende in avanti, ma l’acqua ha disciolto la costruzione e ora i capelli le colano un po’ dappertutto. La felpa che indossa è mia, e stona meravigliosamente nel suo abbigliamento da sera, un Burberry bianco e nero. Con un dito si aggiusta gli occhiali e solleva la frangia, mentre si alza per prendere posto in coda.

Anna ha vent’anni e il suo monolocale di Porta Romana è un luogo di passaggio come tutti gli altri. Viaggia da sola, ossessivamente, capricciosamente. «Bagagli per due, sulla Z3, non ci stanno.» Ora è appena tornata da un lungo giro in solitaria e, come d’abitudine, non mi racconta nulla. Inclina la Coca-Cola, invece, e beve dalla cannuccia.

– Anna, quella felpa ti sta proprio da schifo.
– Ovvio, è tua.
– E me l’hai anche bagnata.
– Anche l’ombrello è tuo.
– Ecco, dovevo mollarti sotto la pioggia, te e il tuo vestitino scollato.
– Non sarebbe cambiato granché.
Sorridendo si passa una mano nei capelli e poi se l’asciuga nella maglia.

Il brusio aumenta con le persone che mano a mano trovano rifugio nel McDonald’s. Si sentono frammenti di frasi spagnole e qualche rauco incedere arabo. Al nostro tavolo si avvicinano due pallidi backpackers, ottengono il permesso di sedersi e si liberano degli zaini.
Anna s’impettisce leggermente e d’improvviso alza gli occhi verso di me, inspirando, e inizia a raccontare, seria.
– Sono tornata a Neuschwanstein. – Annuisco impercettibilmente.
– Mi han fatto parcheggiare giù, e l’ho fatta a piedi fino al castello.
– Che sei andata a fare? – Domanda stupida.
– Ho portato il violino. Ho aspettato che se ne andassero tutti, poi l’ho tirato fuori e mi sono messa proprio in centro allo spiazzo. Ero tutta in nero, sera nuvolosa, dovevi vedere.
Si materializza, Anna, con la cresta nera, il corpetto e gli stivali lucidi, che attende i suoi cinque secondi scenici, immobile in posa, occhi chiusi e gomito alzato, l’archetto appoggiato alle corde. Il grande piazzale di ghiaia deserto, e alle sue spalle il castello bianco, infinitamente più alto di lei.
– Non sapevo perché fossi lì. Per un attimo mi sono vergognata, solo per un attimo. Poi ho mosso i crini sulle corde ed è uscito un sol fortissimo.
Parla come se si sentisse in colpa, fa una pausa e cerca con gli occhi la sua Coca-Cola. I due americani hanno preso troppe patatine e ce ne offrono, poi si mettono discretamente in ascolto.
– Non mi sono più fermata. Ho giocato, improvvisato, mescolato. Bach e Vanessa Mae, Vivaldi, Paganini, tutto. Faceva un freddo cane, mi gelavano le mani e i piedi, ma ho suonato tanto.
– Non è la prima volta.
– Lo so, ma è stato diverso. L’effetto è stato diverso.
– Non era esaltante?
– Non solo. Il suono usciva da solo, io eseguivo e insieme ascoltavo. Guardavo avanti a me, fisso, mi chiedevo fin dove arrivasse il suono e vedevo dove arrivavo io. Capisci?
– No.
Anche gli americani hanno le facce di chi non ha capito.
– Hai mai sentito dire che quando un albero cade nella foresta, e non c’è nessuno a sentire, non fa nessun rumore? L’altra sera la musica era tutta mia, dipendeva da me completamente, dal concepimento all’esecuzione alla fruizione. E non era solo estasi, era proprio la delimitazione di tutto il mio campo: ero io! Ero sicura, forte, protetta, ero a casa.
Immagino Anna dentro una bolla d’energia terribilmente new-age, una sfera viola che ingloba un pezzo di foresta e il castello di Ludwig. Persino gli americani annuiscono.

Per me e Anna, quello di oggi è il primo appuntamento. Abbiamo sempre comunicato attraverso l’e-mail, e l’ho amata in un modo particolare, non serio, letterario, tratteggiando il mio personaggio con le parole, così come lei tratteggiava il suo.
Ci siamo incontrati nel pomeriggio grigio di oggi, davanti alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, perché Anna doveva assolutamente mostrarmi una cosa. Avevamo due ombrelli a ripararci, ed eravamo entrambi in ritardo, ma quando sono arrivato lei era già lì. Di sicuro mi ha visto appena sono sceso dal 72; mi è venuta incontro, con lo sguardo basso e l’aria serena. C’era un bel casino su corso Vercelli e Anna aveva quasi dovuto urlare il primo «Ciao». Lì è successo qualcosa, gli ombrelli si sono toccati ed è stato un po’ come trovarsi sbalzati al termine di un volo nell’iperspazio. Voglio dire, i suoi occhi erano quelli che conoscevo da sempre e non avevo nessun dubbio a riguardo, ma per qualche minuto ci siamo comportati come se non ci conoscessimo affatto. Gli ombrelli ci costringevano a una certa distanza: a disagio ma al sicuro. Così ho cominciato a chiudere il mio, per entrare in libreria. Anna mi ha seguito e ha buttato l’ombrello in un angolo, dove sarebbe rimasto, credo di proposito. Nell’area Classici è stato un continuo indicarsi titoli e raccontare ricordi e consigliare acquisti e discutere e litigare. A un tratto mi prende la mano, mi tira verso la “Q” e mi sposa con una certa violenza a Icaro involato di Queneau: «Senza questo, di me non puoi capire niente.»

I due americani ora cominciano a rendermi nervoso. Mi alzo e faccio un segno ad Anna per farle capire che è tardi. Lei mi guarda interrogativa, cannuccia in bocca, e aspirando compiaciuta risponde con il suono della Coca-Cola on the rocks vuota. Fuori non piove più.

– Dopo un po’ che suonavo Bach, a Neuschwanstein, ho chiuso gli occhi e ho cominciato a raccontare di te, di papà, di Max e degli altri.
– E non hai avuto più paura.
– Non ho avuto più paura, di nulla.
Sorride mentre si gode il rumore cadenzato dei suoi tacchi bassi, che la portano verso l’aperitivo.
– Sono andata avanti per un bel po’. Poi ho sentito una vibrazione sul petto, ritmica. L’ho seguita con la musica, poi ho aperto gli occhi ed era tutto buio, tranne la luce dei riflettori dietro di me, e ho visto altre luci che mi venivano incontro.
– Anna, sei terribilmente new-age.
– La vibrazione era il telefonino.
– E chi era?
– Tu.
– E non mi hai risposto?
– Certo che no.
– Meno male, visto che io non ti ho chiamata.
– Le luci erano i fari di una vecchia Mercedes bianca e verde.
– Con le scritte Polizei sulle fiancate, magari.
– Già. – Fa un gesto teatralmente rassegnato e entrambi tratteniamo il riso. – Sono stati gentili.

Quando usciamo dal Key-Largo, Anna guarda il telefono e mi annuncia che deve andare. I suoi capelli hanno ripreso una forma civile, grazie alla toilette del locale, ma il suo senso dell’orientamento è un po’ annebbiato. Per trovare la sua macchina, la devo trascinare per otto chilometri, mentre lei continua ad azionare il telecomando sperando che l’auto, ovunque sia, risponda.
Appena si reincontrano, la padrona si tuffa dalla portiera sinistra, raggiunge il cassettino del passeggero e ne trae una piccolissima fotocamera digitale. Esce e si mette in posa al mio fianco. «Non è mia.» Avvicina la testa fino ad appoggiare la tempia sul mio orecchio e scatta, e ci acceca. «Ridi.» E scatta di nuovo. Giro la testa, la bacio sulla guancia e lei scatta.
Sbattiamo gli occhi per riprendere il senso della vista e dell’equilibrio, mentre Anna mi porge la fotocamera: «Questa era la cosa che dovevo farti vedere. Tienila, ma mandami le foto».
Mi abbraccia forte per quattro secondi e un attimo dopo la BMW romba, il tettuccio si apre e le ruote cominciano a manovrare per tirarsi via dal parcheggio, mentre io mi incammino verso casa, roteando il piccolo ombrello chiuso.

Nella fotocamera ci sono due autoscatti mossi di Anna, di fronte al castello, e ottantasei fotografie di una coppia di giovani sposi russi, in viaggio di nozze a Roma. Bellissime.




Lietissimo di ricevere critiche e commenti! :)


[09-01-2006 @ 23:08:52]  commenti (22)

compleannici

Ohhhh sono estremamente commosso e sprizzante una innaturale gioia per la giornata di ieri.
È stato un compleanno riuscito, anzi bellissimo, anzi incredibile, a cominciare dalla riunione dei 7 etzini più indemoniati del mondo, seduti intorno ad un tavolo in bilico sull'acqua di portofino.
E champagne su una spiaggia tutta per noi, i walkie talkie che non si capiva un accidente, le dita puntate verso le vetrina di gucci, le corse in macchina, il non-aperitivo, la scalinata ripidissima, le luci spente con scintille e canzoncina, i vostri sguardi, i sottintesi, i tremolii delle ruote in autostrada e delle mani sul tavolo.
Non posso smettere di dirvi grazie. Essenzialmente perché siete bellissimi. :)



[05-09-2005 @ 11:47:44]  commenti (12)

decollo

ma che cacchio ci vado a fare a trieste domattina?
bella domanda.


[28-08-2005 @ 23:46:46]  commenti (6)

Scontrosa

Devo annunciare alla community un evento molto doloroso che tocca la mia vita e indirettamente quella di tutti. La EtzMobile #1, altresì conosciuta come "Scontrosa", è ormai in fin di vita.

L'altro ieri, appena uscita d'officina per vari tremori, dopo operazioni alla ventola del raffreddamento e alla ruota posteriore sinistra, ha manifestato un altro sintomo di cattiva salute. Tossendo, sputando e soprattutto fumando, s'è così fermata in Via Sardegna, per un guasto alla cinghia del servosterzo.

Il carro attrezzi del carrista dotato di occhiali da sole, auricolare bluetooth e di telecomando per la pedana, se l'è portata via, per via Tolstoj verso chissà dove.

Ora non so dove si trova. Sta molto male, sta vivendo i suoi ultimi giorni, dopo cinque anni di condivisione di chilometri e chilometri, di asfalto fango e neve, promenades sentieri e autostrade, città balneari, metropoli mediterranee e paesini scandinavi.



La EtzMobile #1 Scontrosa ci sta lasciando, e nella fattispecie sta lasciando me a piedi.
Con cordoglio annuncio i programmi per le manifestazioni d'addio. Se le condizioni della moribonda ce lo permetteranno, si organizzerà un pic-nic fosforescente sulla Milano-Genova: area di sosta autostradale, in compagnia della colonnina SOS, tutti i partecipanti dotati di giubbino catarinfrangente e triangolo di segnalazione emergenza.
Tutti gli etzini saranno invitati ad unirsi alla carovana, che avvicinandosi al party point, si esibirà in una coreografia studiata ad hoc.

Karma:
Musica: Savage Garden - Crash & Burn

[27-06-2005 @ 03:01:53]  commenti (16)

stasera

Stasera c'è una cena importante, in un luogo bellissimo, con le persone a cui davvero tengo.

Il cuore sta per sfondarmi le costole e non so se è per colpa della cena greca di ieri, dell'esame che avrò tra 3 ore, oppure per questa serata, che forse è la prima del genere.

Insomma, sarà una bella giornata. Speriamo di riuscire almeno a digerire la cena greca.


[23-06-2005 @ 10:30:18]  commenti (2)

Cittadinanza

Tra qualche ora partirò per Siena - mia <3 città di residenza.
Vado a votare per il referendum, faccio 900km e probabilmente pioverà pure.
Se sarà uno sforzo inutile andrò a prendere tutti gli astenuti e gli darò una bastonata in testa. Tanto, chilometro più chilometro meno.


[13-06-2005 @ 00:37:46]  commenti (6)

scene da un capodanno milanese

Una cosa pazzesca. Non so se i milanesi sono abituati a questo genere di cose, ma.

Allora, oggi a pranzo vado a chiedere al parrucchiere sotto casa se può tagliarmi i capelli nel pomeriggio, dal momento che D&G era chiuso.
Lui mi fa "sì sì, nessun problema, vieni a che ora vuoi". Tranquillo, allora, prendo la pizza dal giapponese e me la porto a casa.

Alle 16:30 vado di nuovo, e mi trovo il posto pieno di gente. Uno alla sedia e tre bruttissimi tipi che aspettano, stipati sul divanetto strettissimo.
Allora interpello il capo della baracca e gli chiedo a che ora posso tornare, visto il casino che c'è. Lui mi fa:
«Oh guarda, io quando ho finito me ne vado via. Se vuoi tornare dopo, lo fai a tuo rischio e pericolo.»

Ma!
Sono sconvolto.
Conscio del valore del mio tempo, starò qui a otziare e staserà andrò all'EtzCapodanno con i capelli lunghi. Ma pensa te!

Karma:
Musica: RadioSeven.se (perfetta!)

[31-12-2004 @ 17:09:48]  commenti (1)

Provinciali

Sono ad Alba, per il weekend, e da qualche giorno in vena di confronti filosofici tra la metropoli e la cittadina.
Oggi, uscendo di casa, m'è preso male: diamine, si vedeva il cielo!
Per ora Alba si difende ancora, non ha nulla da invidiare a Milano. I paesini qui intorno invece... mmh.
Poi abbiamo cominciato a notare, io e i miei nuovi coinquilini guardando la tv, come l'Italia mediatica giri intorno a Milano e come Milano sia sempre il riferimento e il punto di confronto o di partenza. La domanda che mi rimane in mente ora è: ma come hanno fatto i milanesi (cioè gli avanguardisti e modelli d'Italia) a comprendermi o a comunicare con me in tutti questi anni? (Non sanno com'è vivere fuori, in un posto tanto esotico che dalla finestra si vede il cielo)

Karma:
Musica: Lizards - Nature hides love

[04-12-2004 @ 21:02:14]  commenti (13)

moving

Saluti saluti, il pargolo s'en va alla metropoli.
Qualche giorno senza telefono, un po' di viaggi, trasporti, valigiate di roba ecc.
A prestoooo e buon divertimento a tutti :)

jo.milano

Musica: sigla di jackass

[22-11-2004 @ 18:38:48]  commenti (1)

love the sinner

Passo il tempo a fissare un mucchietto di DVD vergini, immobile, pensando al backup che avrei dovuto fare quando i miei dati erano ancora leggibili.

Love the sinner, hate the sin, come questa mattina dice Calvin.

Karma:
Musica: Alice In Chains - Down In A Hole

[08-10-2004 @ 11:10:02]  commenti (5)

autumnquake

Come è ormai nelle tradizioni del Novecento maggiorenne, inizia l'autunno e una serie di problemi cominciano ad accavallarsi sotto i miei occhi.
Appena risolte tutte le menate per le due università (cattolica e iulm), viaggiando da Siena verso Milano, nel viaggio simbolico che rappresenta il trasloco dell'anima tra il granducato e la metropoli, ecco che arriva il primo colpo: "hai dimenticato lo zaino qua". E va be'. Me lo faccio spedire, arriva ad Alba addirittura in anticipo, ma quando ne traggo il disco fisso e lo collego al computer scopro che non funziona più.
Ciò significa che rischio di perdere tutti i miei dati, o meglio di pagare tipo 500€ per il recupero.
Son stato al telefono un'ora con un tizio di milano del DataRecovery.
Alla fine m'ha salutato e ho pensato che la cosa più bella di milano è che anche alle 18:59 ti dicono "buona giornata". A Siena "buona sera" già a mezzogiorno. E no, caspita, buona giornata. Perché mica è ancora finita.
Fossi in me farei attenzione alla macchina. Questi momenti sono i peggiori. Sono sicuro che tra poco mi mollerà.
L'ottimismo vola. Via.
Calma. Calma.

Karma:
Musica: silenzio (niente più mp3)

[07-10-2004 @ 19:31:59]  commenti (3)

dispatches

ecco una bella notizia interessante.
Stamattina sono partito da siena per andare a milano, ho preso tutte le ultime cose che avevo lasciato nella mia vecchia casa (il poster della Finnair, il Barolo dell'82, la mia sedia). Quando ero a Bologna ed ero ovviamente in ritardo sulla tabella, nicola mi scrive un messaggio "hai lasciato la borsa, possibile?"
Infatti. Ho lasciato il mio zaino, e cioe` essenzialmente il mio disco fisso esterno e l'alimentatore del mio computer. In altre parole, sono senza computer fino a lunedi`, cioe` quando la MBE me lo riconsegnera` qui ad Alba.
Mi connettero` dall'agenzia di mia madre o non lo so. Amen, occupero` il tempo dormendo.
Etz rules.

Karma:
Musica: rimbombo del cervello

[06-10-2004 @ 18:33:55]  commenti (1)

futurum esse

Una cosa importante ho imparato da questa esperienza di laureaggio.

Se hai tre anni di tempo per fare una cosa, e tutti generalmente ce ne mettono quattro, è meglio se la fai in due.

In pratica ieri mi sono laureato (perfettamente nei tempi) per scoprire che la Cattolica non accetta più domande per Economia (scadenza 17 settembre) e con la storia dei nostri esami a multipli di 2 (4, 6, 8) e i loro a multipli di 5 (5, 10), ogni settore disciplinare rosicchia uno, due o tre punti, bruciandomene una decina, e fermandomi a 133/180. Cioè sette stupidi crediti sotto il 140 minimo per Lettere (comunicazione mediale).
Insomma, son pronto, accarezzo una mazza da baseball Yankees e lunedì mattina sarò in segreteria.
In alternativa, visto che il panorama universitario italiano è una immondizia indescrivibile, andrò in Australia, forse a Brisbane (university of queensland) o Melbourne. Vedremo.

Karma:
Musica: Alice in Chains - Down in a hole

[24-09-2004 @ 11:17:42]  commenti (13)
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· Io in 500 caratteri  10/03/2006
· Dreamin in the rain  09/01/2006

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